Andor Brakus

* 1952

  • "Io sono stato un privilegiato, perché ho avuto genitori che non mi hanno allevato con odio, non mi hanno mai detto ci hanno preso questo ci hanno rubato quell’altro. Mi hanno sempre detto che nella vita le cose succedono e che bisogna soltanto rimboccarsi le maniche e ricostruirsi la vita. Purtroppo c’è a chi non capita mai e a chi capita molto spesso."

  • "Io sono uno dei tanti aspetti di quei … che hanno pagato con i loro beni e con la loro cultura i danni di guerra che ha fatto l’Italia. é stata la cosa più semplice, perchè noi poi in fondo non eravamo italiani, italiani lo siamo diventati a nostro malgrado. Eravamo di cultura italiana, io parlo di nazionalità …le conseguenze di questa mercificazioni delle genti, che c’è stata nel dopoguerra."

  • "E quindi si continuano a coltivare questi populismo, c’è chi ci dice chia siam fascisti, chi ci dice che siamo comunisti, ma noi siamo noi e basta. Noi siamo gente per bene a cui è stato fatto un torto, un grandissimo torto, vile, perchè non ha colpito solo la tasca, che va e vieni, ma ha colpito i cuori e i cervelli."

  • "Voglio solo segnalare un particolare, che vorrei che si capisse, quando tu sei in una struttura di questo campo, con queste coperte che separano, tu non vivi solo la tua vita, tu vivi anche la vita degli altri. Senti gli amanti che soffocano i loro gemiti, senti i pianti di quelli che hanno lasciato casa e non sanno reagire, senti il dolore, perchè la gente continua ad ammalarsi, anzi, in posti senza strutture, ti ammali più facilmente, il cibo è quello che è. Allora diventa un dolore collettivo, non è più un dolore del singolo."

  • Full recordings
  • 1

    Torino, Italia

    (audio)
    duration: 35:39
    media recorded in project Inconvenient Mobility
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The story of a “Fiumano” born in a refugee camp

Andor a rodiče v uprchlickém táboře
Andor a rodiče v uprchlickém táboře
photo: archiv pamětníka

He was born in 1952 in a refugee camp in southern Italy, from a family coming from Rijeka (Fiume). The town was shortly autonomous in 1921, but later it was annexed by Italy. From 1943 it was occupied by Nazi Germany. In May of 1945 it was taken over by the Yugoslav resistance. Today, Rijeka belongs to Croatia. Andor is from a family of „Fiumani“, people of Italian culture in Rijeka . His family include Catholics, Eastern Orthodox and Jews. When the town became part of Yugoslavia after the war, Italians were subject to a loss of rights and property. Andor’s young mother tried to escape, but she was captured. Her punishment was forced labour, three months of hard work building a railway in Bosnia and Herzegovina. After her return, she got married. It wasn’t until 1952 that the family could leave Rijeka for Italy. His mother undertook the long train journey while eight months pregnant and Andor was born shortly thereafter in a refugee camp near Bari. Today he lives in Turin and spends his holidays in Rijeka. His son married a Croat woman.